martedì 23 novembre 2010

Il pubblico di Vieni Via Con Me

trovo la trasmissione di Fazio e Saviano interessante per certi aspetti, troppo retorica e scontata per altri. Ovviamente sempre meglio 1, 10, 100 Saviano, che mezzo Grande Fratello, qui però si tratta di essere obiettivi e ammettere che l'operazione imbastita da Fabio Fazio è quella di sfruttare all'osso certe immagini, certi personaggi, che un certo pubblico colto, radical chic, snob, chiamatelo come volete, ama veder apparire e ama soprattutto applaudire a ogni pausa, a ogni parola chiave pronunciata, come Costituzione oppure Laicità, per finire poi a un elenco di cognomi che non sto qui a elencare perché noti. Questa strategia paga negli ascolti, ma questo non è sinonimo di qualità, almeno non interamente.
In particolare trovo irritante la propensione spiccata del pubblico a sottolineare con un applauso ogni passaggio, come se fosse una cosa dovuta. Un applauso carica una affermazione e la distingue dalle altre, un applauso a ogni battuta diventa una sorta di timbro anonimo e privo di valore. Prendiamo il culmine della puntata di ieri 22 Novembre: c'è Corrado Guzzanti sulla scena, un comico attesissimo e apprezzatissimo. Prima battuta sulla macchina del fango, molto carina e per rompere il ghiaccio: il pubblico applaude. Seconda battuta, nuovo applauso. Segue un applauso a ogni battuta, il ché allunga la performance del comico romano, di una ventina di battute, a oltre 7 minuti di scena. Che sono tantissimi per i tempi televisivi. Il risultato è una performance spezzata, poco incalzante e sembra più una celebrazione, un tributo a un grande comico, che un riuscito monologo. Lo schema battuta applauso purtroppo ormai è consolidato, e quando arriva sul palco David Anzalone, per non fargli torto, si ripete la scena ad ogni battuta, ad ogni allusione. Mi è sembrato eccessivo francamente, sia per l'uno che per l'altro. Sembrava di essere a quelle rassegne estive in cui premiano chiunque (fantastico un servizio di Lucci in cui riusciva a farsi premiare perfino lui con motivazioni astruse). Ecco, un premio non si nega a nessuno. E neanche un applauso.

sabato 20 novembre 2010

Ma il Governo che ha fatto per la lotta alle mafie?

La cattura dei latitanti non sono compito del governo, nè del parlamento. In generale la politica non c'entra nulla con le indagini, a quello ci pensa la magistratura, c'entra ancora meno con gli arresti, opera di un'azione delle forze di polizia, a valle di un lavoro di intelligence e di investigazione che dura mesi, anni. Appropriarsi i meriti delle catture come fa ogni volta il berluscones di turno, che molto spesso non sa nemmeno chi siano i latitanti catturati che legge sui giornali, è indegno e strumentale. Ieri Vauro faceva notare come lo scudo fiscale potesse rappresentare un ottimo mezzo per rimpatriare i capitali illeciti e la Mussolini, truccata come il suo capo, rideva e diceva " ma figurati, fare un piacere alla mafia, noi che abbiamo catturato i più pericolosi latitanti!". La cattura dei latitanti, merito della polizia e dei magistrati, occorre ribadirlo, non certo di Alessandra Mussolini, è si importante per contrastare la mafia, ma non basta. Occorre legiferare per stroncare l'attività criminale: il processo breve, la stretta sulle intercettazioni, gli scudi fiscali, i condoni, non vanno in questa direzione, semmai quella opposta. Morto un capo se ne fa un altro, l'arresto dei boss non termina l'Organizzazione, crea un vuoto di potere che in qualche modo sarà colmato. Non si illudano che basti catturare il Messina Denaro e Zagaria e la camorra e la mafia spariranno all'improvviso, come l'incantesimo che svanisce pronunciando la formula magica, come Mordor che cade dopo aver gettato l'Anello del Potere sul monte Doom. Quelle storie lasciamole raccontare a Tolkien, oppure a Berlusconi a uno dei suoi prossimi comizi, alle folle adoranti

venerdì 19 novembre 2010

La Chiesa contro Vieni via con me e l'eutanasia

Premetto che non sono ateo o anticlericale, ma sono un critico feroce dell'organizzazione chiamata Chiesa, di cui è capo un personaggio medievale e anacronistico, che sarebbe felice di insegnare ai bambini i fondamenti del Creazionismo. Mi fa rabbia questa polemica recente scoppiata su due fronti, il primo sullo spot pro eutanasia promosso dai radicali e bollato come un'apologia di reato dalla Chiesa e dai loro rappresentanti parlamentari (Pdl, Lega), il secondo riguarda la trasmissione del duo Saviano-Fazio che in settimana ha trattato il tema della libera scelta sulla propria vita. Gli house organ vaticani e i Casini d'occasione lamentano la mancata concessione di spazio ai sostenitori della vita ad ogni costo, a quelli che nel testamento biologico sottoscriverebbero un "tenetemi in vita finché potete". Senza voler dare un giudizio personale su se sia giusto pensarla come welby o come ratzinger, vorrei far notare alcuni aspetti che l'Avvenire finge di non vedere nel suo anatema antisaviano. Innanzitutto il programma è a cura di Saviano e di Fazio, decidono loro cosa raccontare, e se raccontano una cosa non sono obbligati da nessun principio morale a racontare anche l'opposto. Se è così i libri su padre Pio dovrebbero contenere un capitolo scritto dal Cicap, il programma "A sua immagine" dovrebbe dare spazio al pensiero ateo, magari anche una rubrica sui satanisti, e così via. Seconda cosa, in Italia sono discriminati i Welby, non i pro-vita. La legge (e la chiesa, che in Italia è un secondo stato) aiuta i secondi e ostacola fortemente i primi, fa il possibile per mettere i bastoni fra le ruote di chi sostiene la libertà di decidere la propria fine. E tanto per beffarli, si appellano alla legge, che invece di determinare i diritti individuali, pone ostacoli alla libertà in nome di un Istituto preconcetto e radicato quale la Chiesa è http://www.ilgiornale.it/interni/testamento_biologico_lesecutivo_comuni_illegittimi_registri/testamento-biologico/19-11-2010/articolo-id=488121-page=0-comments=1
L'odiosa pratica del Vaticano di sfruttare le imperfezioni e la obsolescenza del nostro sistema giuridico è perpetrata senza vergogna, anche quando l'Italia si pronunciò sulla fecondazione assistita: quella volta i preti e i cattolici si schierarono dietro i loro pregiudizi e spinsero la gente a fregarsene del referendum e non andare a votare, piuttosto che incoraggiare un dibattito libero sulla questione. Lo status ecclesiastico fu salvato in quella occasione, e ogni volta che fette di potere clericale vengono minacciate le truppe papali si schierano in formazione antisommossa per difendere i loro baluardi ideologici e i loro privilegi ben più materiali come l'esenzione ICI e i finanziamenti per le scuole private. Dei primi in realtà è rimasta solo la facciata, essendo le fondamenta erose dalla corruzione morale dilagante nella società che culmina in un Presidente del Consiglio puttaniere e bestemmiatore, dei secondi esistono forti puntelli che li mantengono in piedi e per molto tempo ancora li manterranno, indistruttibili, quale che sia il Governo in carica