trovo la trasmissione di Fazio e Saviano interessante per certi aspetti, troppo retorica e scontata per altri. Ovviamente sempre meglio 1, 10, 100 Saviano, che mezzo Grande Fratello, qui però si tratta di essere obiettivi e ammettere che l'operazione imbastita da Fabio Fazio è quella di sfruttare all'osso certe immagini, certi personaggi, che un certo pubblico colto, radical chic, snob, chiamatelo come volete, ama veder apparire e ama soprattutto applaudire a ogni pausa, a ogni parola chiave pronunciata, come Costituzione oppure Laicità, per finire poi a un elenco di cognomi che non sto qui a elencare perché noti. Questa strategia paga negli ascolti, ma questo non è sinonimo di qualità, almeno non interamente.
In particolare trovo irritante la propensione spiccata del pubblico a sottolineare con un applauso ogni passaggio, come se fosse una cosa dovuta. Un applauso carica una affermazione e la distingue dalle altre, un applauso a ogni battuta diventa una sorta di timbro anonimo e privo di valore. Prendiamo il culmine della puntata di ieri 22 Novembre: c'è Corrado Guzzanti sulla scena, un comico attesissimo e apprezzatissimo. Prima battuta sulla macchina del fango, molto carina e per rompere il ghiaccio: il pubblico applaude. Seconda battuta, nuovo applauso. Segue un applauso a ogni battuta, il ché allunga la performance del comico romano, di una ventina di battute, a oltre 7 minuti di scena. Che sono tantissimi per i tempi televisivi. Il risultato è una performance spezzata, poco incalzante e sembra più una celebrazione, un tributo a un grande comico, che un riuscito monologo. Lo schema battuta applauso purtroppo ormai è consolidato, e quando arriva sul palco David Anzalone, per non fargli torto, si ripete la scena ad ogni battuta, ad ogni allusione. Mi è sembrato eccessivo francamente, sia per l'uno che per l'altro. Sembrava di essere a quelle rassegne estive in cui premiano chiunque (fantastico un servizio di Lucci in cui riusciva a farsi premiare perfino lui con motivazioni astruse). Ecco, un premio non si nega a nessuno. E neanche un applauso.
martedì 23 novembre 2010
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