sabato 20 novembre 2010

Ma il Governo che ha fatto per la lotta alle mafie?

La cattura dei latitanti non sono compito del governo, nè del parlamento. In generale la politica non c'entra nulla con le indagini, a quello ci pensa la magistratura, c'entra ancora meno con gli arresti, opera di un'azione delle forze di polizia, a valle di un lavoro di intelligence e di investigazione che dura mesi, anni. Appropriarsi i meriti delle catture come fa ogni volta il berluscones di turno, che molto spesso non sa nemmeno chi siano i latitanti catturati che legge sui giornali, è indegno e strumentale. Ieri Vauro faceva notare come lo scudo fiscale potesse rappresentare un ottimo mezzo per rimpatriare i capitali illeciti e la Mussolini, truccata come il suo capo, rideva e diceva " ma figurati, fare un piacere alla mafia, noi che abbiamo catturato i più pericolosi latitanti!". La cattura dei latitanti, merito della polizia e dei magistrati, occorre ribadirlo, non certo di Alessandra Mussolini, è si importante per contrastare la mafia, ma non basta. Occorre legiferare per stroncare l'attività criminale: il processo breve, la stretta sulle intercettazioni, gli scudi fiscali, i condoni, non vanno in questa direzione, semmai quella opposta. Morto un capo se ne fa un altro, l'arresto dei boss non termina l'Organizzazione, crea un vuoto di potere che in qualche modo sarà colmato. Non si illudano che basti catturare il Messina Denaro e Zagaria e la camorra e la mafia spariranno all'improvviso, come l'incantesimo che svanisce pronunciando la formula magica, come Mordor che cade dopo aver gettato l'Anello del Potere sul monte Doom. Quelle storie lasciamole raccontare a Tolkien, oppure a Berlusconi a uno dei suoi prossimi comizi, alle folle adoranti

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